Archivio Quotidiano: 17/01/2013

“TUTTI GLI AMORI DEL MONDO” – tratto da REALE VIRTUALE

1208440_73541036Alla soglia della menopausa, Doriana, protagonista del decimo racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, si trova a fare un bilancio della sua esistenza, spesa nel concedersi a più uomini, con la speranza di trovare, finalmente, quello giusto, quello con cui costruire una famiglia, quello con cui generare un figlio. Non tutti i volti di quegli uomini sono un ricordo nitido, però. Di parecchi non rammenta neppure il nome, fatta eccezione per l’ex-marito e per altri due compagni, con i quali si era illusa di poter ricominciare. È soprattutto la mancanza di un figlio il cruccio più doloroso da sostenere. E ancor più devastante è la presa di coscienza dell’ingiustizia di una natura che consente solo agli uomini di continuare a procreare fino a tarda età. Per questo, la menopausa per lei è inaccettabile. L’ennesimo schiaffo ricevuto da una vita che molto sembrava averle promesso, ma che poco, invece, le aveva in realtà concesso.

[...] È in quei momenti, proprio quando tutto il mondo si sveglia, che lei si perde nelle immagini, alcune sbiadite, altre troppo dolorose e nitide, degli uomini che hanno attraversato la sua vita. Amanti e compagni di una notte o di un capitolo, non sempre ben scritto, della sua esistenza. Quanti di quegli uomini le hanno dato amore vero? Quanti le hanno riempito il cuore, l’anima e il corpo? Perché ora, sempre più spesso, niente e nessuno riesce a restituirle le stesse sensazioni? Si impone di ricostruire quei visi e quei corpi, cerca di rievocarne anche gli odori, sebbene tutto abbia ormai la consistenza dei sogni. E si chiede dove e perché il meccanismo si sia inceppato. Si interroga su quali impedimenti abbiano stroncato il suo desiderio di vita, normale e prevedibile, scontata, ripetitiva. Voleva quello da cui, oggi, in molti, in troppi, fuggono. Una famiglia con cui condividere un’esistenza che ora le sembrava così vuota e priva di senso.[...]

[...] Doriana non è più giovanissima. Non crede a tutte quelle stronzate di cui si riempiono le rubriche dei settimanali femminili e le bacheche facebook di improbabili gruppi inneggianti alla bellezza della donna a prescindere da età, peso, storie vissute. Stronzate. Tutte stronzate. Lei si specchia e lo vede che il suo corpo, una volta magro e sinuoso, tanto ammirato e depositario di tutti gli amori di quel suo mondo così stracolmo di emozioni e così parco di radici, ora sta cedendo il passo a un ammasso di carne flaccida e senza confini definiti.[...]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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Foto: http://www.sxc.hu

“SOLO UN CORPO” – tratto da REALE VIRTUALE

origin_3278006535Nel nono racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, lei è una donna in carriera, una brillante e determinata agente immobiliare che vive il suo splendido corpo come un handicap, terrorizzata dal fatto che nessuno riconosca le sue indiscutibili qualità professionali, preferendo, piuttosto, attribuire i suoi successi al suo aspetto fisico. Lui è un suo potenziale cliente, un uomo che capisce, leggendo alcune sue poesie in Internet, che quel corpo così temuto, chiede solo di essere esplorato e vissuto. Il corpo, dunque, amato/odiato, esibito/nascosto, usato/regalato, è al centro dell’esistenza, sentimentale e professionale della protagonista, fino a quando il destino vi si accanisce, spingendola a rimettere in discussione il rapporto tra anima e corpo, ma soprattutto l’ordine di priorità con il quale attribuire la giusta importanza ai due aspetti, così complementari eppure così in antitesi.

[...]Voleva dannatamente portare a casa il risultato senza che per l’ennesima volta i suoi colleghi (e, ancora peggio, le sue colleghe) ironizzassero, a torto, su quelle che loro definivano “armi non convenzionali” sfoderate per chiudere brillantemente tutte le compravendite di cui era stata l’artefice da una decina d’anni a questa parte. Avere un corpo ancora perfetto, agile, scattante e proporzionato a trentotto anni poteva rivelarsi quasi un problema, un handicap per chi, contravvenendo all’opinione comune secondo la quale bellezza e professionalità raramente andassero di pari passo, era veramente in gamba. Temuta e invidiata. Competente, determinata, autorevole, battagliera e perfettamente in grado, anche in tempi di crisi, di vendere case e appartamenti senza battere ciglio e senza scendere troppo di prezzo. E non voleva credere che dipendesse esclusivamente dal suo aspetto fisico.[...]

[…]Era in quei momenti che sentiva la potenza del suo essere femmina prima ancora di essere donna, e forse di più. Lei non nascondeva le sue voglie, il desiderio di godere, il coraggio, anche a rischio di mettere in difficoltà i suoi uomini, di darsi e di dare per il semplice gusto di farlo. Perché a lei piaceva. Aveva lottato per vivere rapporti alla pari e non di rado si era dovuta arrendere di fronte al terrore che certi uomini provavano nel gestire una donna tra le lenzuola. Molto più impegnativo che tra le pareti di casa o tra le scrivanie di un ufficio. Perché è tra le lenzuola che si palesa la vera natura degli esseri umani. È lì che ci si spoglia in tutti i sensi delle proprie sovrastrutture mentali, dei preconcetti, delle paure. E non sempre si ha la forza di accettare l’altro, nudo, eppure così forte perché pienamente e, finalmente, consapevole di se stesso. […]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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photo credit: graphia via photopin cc

 

“MASCHERE” – tratto da REALE VIRTUALE

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERALa protagonista dell’ottavo racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, è una psicoterapeuta che si trova a dover fare i conti con l’insorgere degli attacchi di panico i quali la obbligano a rimettere in discussione la sua vita di coppia e quella professionale. Nell’affrontare tutto ciò, può contare sul supporto della sua migliore amica. La revisione della sua esistenza, però, fa fatica ad affrancarsi dalle maschere che ha indossato da troppi anni. A cominciare da quella sulla sua sessualità. Ed è proprio la repressione della sua vera natura, tenuta al buio per non scandalizzare i benpensanti e per non avere ripercussioni sulla propria professione, a scatenare gli attacchi di panico che ne mineranno la quotidianità, il corpo e l’anima. Attacchi di panico come sintomi, disagio o opportunità?

[...] Lo conoscevo, il panico, in ogni sua manifestazione. Sapevo, sulla carta e sugli altri, come gestirlo senza respingerlo, ma non mi era mai successo di conoscerlo così intimamente. I nostri incontri erano stati sempre piuttosto formali, più volte nel corso della mia carriera di psicoterapeuta, e sempre più frequentemente negli ultimi anni, le nostre strade si erano incrociate. Lui faceva visita, nei tempi e nei modi più disparati, a tanti pazienti che cercavano in me e con me risposte ai propri problemi. Io, ogni volta, lo osservavo da lontano per capirlo e accoglierlo. Solo così, scrivevano e sostenevano gli addetti ai lavori, sarebbe stato possibile andare oltre. [...]

[...] Per la prima volta ero felice, dannatamente felice per il fatto che, da psicoterapeuta, non fossi stata in grado di aiutarla, avevo fallito come dottore. Va bene. Questo, però, mi aveva regalato la possibilità di entrare nella sua vita come amica. Me lo sarei fatto bastare. Riscoprirmi innamorata, di nuovo, di una donna, a quarantatre anni, mi aveva esaltato. Lei aveva esattamente ciò che a me mancava. Era il coraggio, era la forza, era il suo modo irruento e a tratti scanzonato di prendere a morsi la vita e il cancro. Era bella. Una donna di cinquant’anni. Vera, piena, cosciente. Quel suo fare mascolino mi faceva sentire protetta. Al sicuro. Ero abituata, tutti i giorni, a simulare. Lo dovevo ai miei pazienti che venivano da me in cerca di risposte e che, per trovarle, dovevano per forza di cose avere di fronte una persona che non si facesse corrompere dai tranelli del quotidiano. [...]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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Foto: http://www.sxc.hu

“IN SOLITARIA” – tratto da REALE VIRTUALE

large__7878279184La protagonista del settimo racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, è una traduttrice free lance che ripercorre il suo percorso formativo e lavorativo per metterne in evidenza luci e ombre. Dalla concezione romantica del mestiere di traduttore, all’impatto come dipendente all’interno di un’azienda, fino alla scelta di lavorare come libero professionista. In mezzo, l’incomunicabilità tra il mondo universitario e il mercato del lavoro e l’incapacità, tutta italiana, di attribuire ai lavori dell’intelletto i giusti tempi e il giusto compenso.

[…]Avrei cercato fino all’esaurimento la parola perfetta per rendere quel concetto tanto astruso quanto fondamentale, avrei prodotto, senza affanni, in nome della qualità assoluta, un numero di cartelle giornaliere adeguato alla tipologia di testo e alle consegne richieste, mi sarei ritagliata il tempo e avrei trovato i soldi per frequentare corsi di aggiornamento, ma anche convegni, saloni del libro, fiere, mostre, perdendomi, nel senso più totalizzante e romantico del termine, in tutti i luoghi dove avrei potuto stringere contatti con i possibili datori di lavoro. E, poi, c’era la parte migliore, quella per cui non mi sarei potuta immaginare in altri panni: mi sarei dedicata allo scouting letterario, presentando alle case editrici autori inediti che avrei tradotto per il mercato italiano, affamato di novità. Ecco, questo è quello che avrei fatto. I presupposti c’erano tutti, anzi di più.[...]

[...] Iniziai a chiedermi, fin da subito, se in quell’azienda, sul mercato da qualche decennio, tutte le regole del tradurre fossero state deliberatamente sovvertite in nome del mero profitto. O se, invece, quello che ci avevano insegnato all’università non contemplasse le reali esigenze del mercato! Dove si era inceppato il meccanismo? L’unica certezza risiedeva nel fatto che tutti dovevano tradurre, attenzione, non saper tradurre bene, ogni genere di documento, a prescindere dalla tipologia. In fretta, possibilmente, e, se questo non avveniva, era necessario fermarsi oltre l’orario di lavoro senza il pagamento degli straordinari, il più delle volte. Si traduceva e si revisionava, a campione, se i tempi e i costi, imposti dai clienti, lo consentivano. [...]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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“IL GRANDE BLUFF” – tratto da REALE VIRTUALE

815310_23124196La protagonista del sesto racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, è una centralinista part time, ovviamente laureata, ovviamente fresca di master, ovviamente esperta nel passare da un’occupazione all’altra per cercare di sbarcare il lunario. L’ennesimo colloquio di lavoro, abilmente mascherato da occasione imperdibile nell’annuncio trovato in Internet, è il modo per conoscere, dall’interno, i meccanismi, anche discutibili, che ruotano attorno al mondo della formazione motivazionale.

[...] Eh, sì, sempre la solita storia. Primo colloquio. Un pomeriggio rubato non senza problemi all’impiego precedente, perché… sai, mica si può tanto facilmente chiedere una mezza giornata di permesso per fare i cavoli tuoi, eh, no! Sei un co.co.pro, in teoria hai meno vincoli rispetto al dipendente a cui si deforma il culo per le troppe ore incollato alla seggiola come una ventosa, per paura di perdere il posto! Sveglia, idiota, non te lo leva più nessuno, fatti una passeggiata, ogni tanto! Di fatto, però, ti tocca prepararti una settimana prima per mascherare l’ansia che ti assale al solo pensiero di elemosinare qualche oretta. Sei sempre in difetto, tu, anzi, come non può venirti in mente che ti stiano quasi facendo un favore a farti lavorare, considerando la crisi che c’è? Già, ho sempre avuto la fama di essere quella irriconoscente. [...]

[…]«Sai di cosa ci occupiamo?» mi colse in contropiede: nell’annuncio si faceva un generico riferimento ad una società leader nel campo della formazione. «Mi occupo da più di quindici anni di formazione manageriale e comportamentale. Ho iniziato con corsi per venditori e direttori vendite, poi ho fondato questo» lo disse indicando le pareti tappezzate di foto e ritagli di giornale «abbiamo lavorato per centinaia di migliaia di persone, cerchiamo di aiutare la gente a far uscire il loro potenziale innato, per incanalarlo nella giusta direzione, che è quella della realizzazione personale, professionale e finanziaria.»
Ah, pensai. Cioè?
«Detto in estrema sintesi: organizziamo corsi di formazione motivazionali.» […]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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“FUGA” – tratto da REALE VIRTUALE

origin_5258747455La protagonista del quinto racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, inizia a domandarsi inconsciamente se una vita vissuta sempre lungo i binari fin troppo rassicuranti di un’esistenza pianificata nei minimi dettagli possa dirsi vera vita. Cosa accade quando l’aver seguito le regole imposte dalla propria famiglia e, soprattutto, dal contesto culturale in cui si è cresciuti, ci soffocano? La fuga, reale o virtuale, poco importa, può essere la soluzione? Il racconto narra, con lucida e spietata violenza, l’abisso in cui si sprofonda quando non si è in grado di affrancarsi dalle catene dell’abitudine, catene che, spesso, siamo noi stessi ad aver messo.

[...] Quell’estate fu una delle più torride della mia vita. Avevo trentotto anni ed ero, sulla carta, una donna appagata. Un marito tranquillo, un lavoro tranquillo, due figli tranquilli, per quanto lo si possa essere a cinque e sette anni. Vivevamo in una villetta di proprietà dei miei suoceri, un giardino curato, le tende immacolate alle finestre, un arredamento sui toni del beige. Pochi soprammobili, molti libri. Tutti i fine settimana erano impegnati a distribuire visite a genitori e parenti, nel tentativo, non sempre riuscito, di incastrare i tempi, rispettare gli accordi e mantenere gli equilibri, cercando di incasellare alla perfezione i tasselli di un mosaico familiare che gli altri non esitavano a definire quanto più prossimo alla perfezione. Le mattine lavoravo come segretaria d’azienda nella ditta di import-export di un amico di famiglia. Un impiego senza infamia e senza lode, mentre i figli erano uno all’asilo e l’altro a scuola. I pomeriggi correvano veloci tra compiti, giochi, incombenze domestiche. Un’esistenza in linea con le aspettative di tutti. Le mie, per prime. Da sempre mi ero immaginata così. O, meglio, non avevo mai immaginato nulla di diverso. Avevo costruito un ménage familiare in perfetta assonanza con un’educazione rigida che faceva del rispetto delle regole la propria ragion d’essere.[...]

[...] E il corpo stava parlando per me. Iniziai a dimagrire velocemente, mentre a ogni ciclo mi contorcevo dai dolori, tanto che una volta dovetti andare al Pronto Soccorso. Semplice cistite, dissero. Provavo un malessere diffuso, non riuscivo a tenermi in piedi, facevo fatica a uscire di casa e non sapevo più come giustificare le sempre maggiori assenze ai pranzi domenicali. Un affronto insostenibile. Quando, per compiacere mio marito, e per mantenere una parvenza di normalità, mi costringevo a una frequentazione forzata, soprattutto per le feste comandate, tornavo a casa in preda agli spasmi della nausea, dovuti all’aver trascorso ore intere intontita dal cicalare volgarotto dei parenti e dal ripetersi maniacale di formalismi retorici, intervallati da portate pantagrueliche, ostentate con il chiaro intento di sottolineare la mia incapacità di fare altrettanto. [...]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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photo credit: lumir etincelle via photopin cc

“Amore tango” di Maria Finn

NZOMaria scopre che il marito la tradisce. Lo caccia di casa, ma è disperata, non dorme, non mangia, non lavora. Poi prende una decisione fondamentale: inizia a frequentare un corso di tango. “Balli il tango?” mi chiese lui. Mi misi a ridere e risposi “No, mai”. “Dovresti prenderlo in considerazione”. E insieme ai passi impara ciò che il tango ha da insegnare su alcune parole fondamentali nella vita di ogni persona: l’amore, la perdita, il dominio, la capacità di lasciarsi andare, lo stile, l’intuito, il rischio. Il rischio che bisogna correre per capire di che pasta si è fatti e quel che si vuole veramente. Nelle milongas di New York Maria scopre la musica, la storia, la bellezza del tango argentino e scopre finalmente se stessa. El abrazo, La Salida, La Caminita, El Ocho, ogni figura è un passo verso la riconquista della vita. Un appassionato memoir dedicato al potere salvifico del tango, un tributo alle sue virtù taumaturgiche. “Ho cominciato il tango per imparare come si può stare con qualcuno senza aspettarsi nulla. Come trovare un equilibrio con un’altra persona”.

“E’ un ottimo strumento per imparare come si può stare con qualcuno senza aspettarsi nulla, come trovare un equilibrio con un’altra persona”

Il libro è il resoconto di un vero e proprio percorso di guarigione.

Non un manuale, dunque, sebbene i titoli dei vari capitoli, che riportano i nomi di passi e figure del ballo, potrebbero far pensare al contrario.  Si tratta, piuttosto, di un appassionato mémoire che narra la vicenda sentimentale di Maria, moglie tradita rimasta sola dopo aver lasciato il marito fedifrago. Da qui, inizia per lei un percorso di “riabilitazione”, che passa attraverso la rielaborazione della perdita, la consapevolezza e la ritrovata serenità grazie soprattutto al tango, strumento primario di riapproprazione della propria dimensione sociale e socializzante.

Lungo la lettura diventa via via più evidente che ogni capitolo rappresenti un passo verso la ripresa della consapevolezza del proprio sé e del rapporto con l’altro, ormai pesantemente compromesso dagli eventi.

“La libreria dei nuovi inizi” di Anjali Banerjee

1704931_0C’è una vecchia libreria, a Shelter Island, dove ad aggirarsi in cerca di compagnia e buone letture non sono solo gli affezionati clienti. Qui, tra stanze in penombra, riccioli di polvere e parquet scricchiolanti, i libri hanno davvero un’anima e, quasi godessero di vita propria, sanno farsi scegliere dal lettore giusto al momento giusto… Che non si tratti di una libreria come le altre Jasmine lo capisce subito: in fuga da Los Angeles e da un ex marito che le ha spezzato il cuore, non si aspetta certo che ad accoglierla, accanto all’eccentrica Zia Ruma, siano gli spiriti della Grande Letteratura. E quando la zia parte, affidando proprio a lei la guida del negozio, saranno Shakespeare ed Edgar Allan Poe a svelarle a poco a poco i segreti del mestiere. E se Beatrix Potter la aiuterà a sedare orde di bambini scatenati e Julia Child le consentirà di accontentare anche le signore più esigenti in cucina, come potrà Jasmine resistere alle suadenti parole di Neruda, deciso, a quanto pare, a spingerla tra le braccia di un affascinante sconosciuto? “La libreria dei nuovi inizi” è una commedia romantica, e insieme un omaggio lieve e incantato al potere della letteratura. Perché in un buon libro c’è tutto: le emozioni, gli incontri e le risposte che possono anche cambiarci la vita.

Lettura piacevole, romantica, che può contare sul fascino senza tempo del dolcissimo incanto dei libri, dei sentimenti, dei brividi della natura. Il tutto condito da un tocco di soprannaturale: la protagonista, Jasmine, e sua zia Ruma, infatti, hanno ricevuto in dono dal dio Ganesh la grazia di poter vedere, sentire e parlare con gli spiriti e questo “dono” verrà riscoperto da Jasmine, giovane trentenne in carriera ma infelicemente divorziata, che lascia Los Angeles per sostituire temporaneamente la zia Ruma alla guida della sua vecchia libreria a Shelter Island da dove comincia a vivere una strana serie di avventure. Complice lo strano intervento del dottor Connor Hunt, Jasmine ritroverà l’amore e, soprattutto, se stessa.
Una storia graziosa, delicata, perfettamente incastonata nella splendida dimensione dei libri e della loro magia senza tempo.

Affascinanti le atmosfere, sospese tra le tradizioni indiane e la vita occidentale.

 

 

“EMOZIONI DI CARTA” – tratto da REALE VIRTUALE

large__7019888809La protagonista del quarto racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, Matilde, si trova a rievocare un trascorso non del tutto superato. La fine del proprio matrimonio e la conseguente esigenza di cambiare vita sono alla base di questo suo viaggio a ritroso. L’amore per i libri fa da filo conduttore tra un passato da libraia per pagarsi gli studi di psicologia all’università, e un presente da titolare di un bed&breakfast sui generis, “la locanda dei libri.” In mezzo, il ricordo di un amore acerbo e mai consumato che, forse, ha ancora la possibilità di essere vissuto, sebbene porti con sé tutto il carico di due vite che hanno viaggiato per oltre trent’anni su binari paralleli.

[...] Il rapporto con i libri non era stato, però, così immediatamente simbiotico. Mi ci ero avvicinata tardi, ai tempi dell’università a Roma quando, per guadagnare qualcosa nella fase del consumismo sfrenato degli anni ’80, lavoravo part time come libraia nella piccola bottega di un vecchio editore locale. A quell’epoca, cominciavano ad affacciarsi delle logiche di mercato che poi avrebbero affossato un certo modo di fare editoria, ma in quella libreria della periferia si respirava ancora un odore di antico, di narrativa vera. Mi piaceva abbinare i colori dei libri, le collane, i formati, ma più di ogni cosa amavo collocare le novità sugli scaffali anche in base all’odore che avevano appena sfornati dalle stamperie. [...]

[...] Avrà avuto più o meno la mia età. Sicuramente, anche lui un universitario. Lo tradiva una borsa a tracolla verde militare da cui fuoriuscivano dei quaderni troppo lunghi con gli angoli piegati. Vestiva alla moda, anche se il taglio di capelli sembrava non volerne sapere di adattarsi alle nuove tendenze dei gruppi musicali in voga in quel momento. I basettoni e una lunghezza troppo eccessiva ne facevano una sorta di caricatura ingabbiata tra due decenni. Aveva sempre un filo di barba incolta che incorniciava un volto spigoloso su cui campeggiava un naso importante, perfettamente equilibrato rispetto al taglio degli occhi. Grandi e nervosi. [...]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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“È GRASSO CHE COLA” – tratto da REALE VIRTUALE

origin_4809253782La protagonista del terzo racconto tratto da REALE VIRTUALE – Ritratti di donne nell’era digitale, nell’ennesimo tentativo di mettersi a dieta, decide di aprire un blog, una sorta di diario alimentare con il quale spera, questa volta, di raggiungere l’obiettivo. I preparativi della messa in rete del blog sono, però, occasioni per ironizzare e sdrammatizzare sull’ossessione, tutta femminile, per il peso perfetto.

[...] Ho deciso di aprire un blog. Nulla di particolarmente impegnativo, senza velleità letterarie. E allora che lo apri a fare, direte voi? Semplice: mi devo mettere a dieta. Di nuovo. E se non gioco d’anticipo spacco qualcosa! Voglio dire, non è di certo la prima volta che devo tagliare le calorie, convincermi a fare del movimento, seriamente e con costanza, mangiare lentamente e tutta quella roba lì, ma, se non voglio rischiare di andare fuori di testa, mi tocca per forza di cose impegnare la mente in qualcosa di costruttivo. Ecco. E allora mi fiondo a corpo morto nel web e tengo un diario on line, ah, scusate: un blog.[...]

[...] Le mie amiche sostengono che sia tutta una questione di testa. Se ti immagini magra e sensuale, allora tutto il tuo organismo si attiverà in modo da favorire azioni che vadano in quella direzione. Spulciando in rete, pare che questa sia la nuova frontiera del Mental Coaching applicato alla perdita di peso. Ora, io ho sempre avuto una fervida immaginazione. Più di una volta sono stata beccata a conversare con il muro o a intrattenere diatribe concitate mentre ero in macchina. Ovviamente sola. Agli occhi degli altri. In realtà, stavo semplicemente testando strategie comunicative da attuare con l’interlocutore di turno. Quindi, capirete bene che la fantasia non mi faccia difetto. Purtroppo, però, per quanto, da anni, mi immagini sinuosa ed eterea tra i campi di lavanda, con la pelle diafana, i capelli rossi, mossi e lunghi, abiti leggeri che mi accarezzano il corpo… se mi specchio continuo a vedere una tipa alta un metro e sessantacinque, forte di fianchi, con bracciotte da muratore e sedere importante. […]

 

Tratto da REALE VIRTUALE di Viviana Picchiarelli
a cura di Costanza Bondi

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